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Il lavoro come un orto 1995

Le opere di Bruno Raspanti continuano a suscitare interesse e non cessano di essere inserite in rassegne ed eventi di ambito nazionale. Nel 1996 l’artista bolognese viene chiamato a creare un’opera per la mostra “Elementi. Aria – acqua – terra – fuoco”, curata da Adriano Baccilieri presso i Magazzini del Sale di Cervia. Nello scritto a catalogo, in forma di diario di bordo, il critico annota gli stadi dell’evoluzione dell’opera presentata: “Con Raspanti, inizialmente, pensavamo ad una scultura ‘sospesa’, che negasse il suo tradizionale statuto, com’è nella concezione lirica e persino mistica dell’artista. Un volo di terrecotte, luoghi di spiriti d’oriente: are, fiori, paesaggi suscitati da semplici ‘zolle’ di creta e protesi al cielo. Un’immagine fra ‘terra’ e ‘aria’, insomma. Poi l’idea si è evoluta; dal ‘volo’ alla ‘crescita’, a qualcosa che dalla terra ascendesse al cielo, come il profumo di un’offerta agli antichi dei (l’Ellade insegna).

E Raspanti ha pensato ad un ‘giardino di delizie’, dove collocare le sue sculture come piante arcane di un ‘sacro orto’”.

Anche il 1997 è caratterizzato da interessanti eventi culturali cui Bruno Raspanti prende parte: la manifestazione intitolata “Dentro e oltre l’ultimo naturalismo” presso il Palazzo Bentivoglio a Gualtieri, per esempio, o la rassegna “Linee della ricerca artistica 1965-1975”, organizzata all’interno della Triennale di Bologna.

A cavallo fra il 1998 e il 1999 si tiene invece a Longiano e a Cagli la mostra “La tentazione del Tempo”, in cui Raspanti presenta nuovamente le sue opere in terracotta. Le descrive Saverio Simi De Burgis nello scritto di presentazione: “In una dimensione polimaterica e policroma si muove Bruno Raspanti che tuttavia predilige la terracotta che dipinta fa da sfondo all’inserimento degli altri materiali, come in un modellino scenografico informale o intesa come una micro-installazione, si veda ad esempio Il paesaggio (1997); oppure può assumere ancora valenze scultoree come in Monkey dove comunque la configurazione segnica cede a un’ironica interpretazione che non trova riscontro nel referente reale: nel caso specifico dell’opera di Bruno Raspanti si può parlare di un’originale applicazione di una concezione tattile informale del tutto inedita e la terracotta è sicuramente una materia che si presta bene a questa sorta di intenzione”.

A nove anni dalla mostra di Ravenna, nel 1999 apre i battenti a Parma un evento che suscita molto interesse, e cioè una mostra personale presso la Galleria Mazzocchi dal titolo “Raspanti delle scimmie”, curata di Eleonora Frattarolo, la quale, nel testo introduttivo a catalogo, insiste sull’aspetto emotivo e poetico: “Mi sono persa nelle sculture di Bruno Raspanti come mi perdo nel cuore di qualche bambino; quest’ultima frase è di un poeta, ma non provo simpatia per le virgolette. Ed è giusto che sia così, che ci si perda nelle cose di questo artista come in quelle di un bambino. E che sia la poesia a introdurre questo narratore che viaggia nei territori delle memorie smarrite, e che racconta le ossessioni dell’inconscio articolando in una materia altamente impressionabile, terra impastata ad acqua, gli archetipi del mito e della fiaba. […] racconti leggeri e nobili costruiti con una materia quasi grezza, e con reperti tratti da una poetica della povertà che testimonia di una fierezza antica, nell’unità di struttura, forma, colore”.