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Esposizioni intensificate 2000

Nel 2001 si organizza a Bologna una personale presso lo Studio Cristofori dal titolo “Spezzare il Tetto della casa”, a cura di Eleonora Frattarolo e Valerio Dehò, in cui Raspanti ha l’occasione di presentare le sue ultime opere, coerenti con quanto finora elaborato, ma non prive di sorprese per chi conosce la sua ormai lunga carriera. Sintetizza Walter Guadagnini sulla recensione comparsa sulle pagine della Repubblica: “Raspanti ha trovato da anni la sua cifra espressiva prediletta nella realizzazione di sculture in terracotta di piccole dimensioni […], ma la sorpresa più rilevante è data senza dubbio dalle opere di grande formato, autentiche rivelazione d’una stagione nuova, nelle quali Raspanti dimostra di essere ben più che un semplice, per quanto delizioso, scultore da camera.

Le ‘costellazioni’ (così titola questa nuova serie) sono costituite da grandi superfici in legno, dipinte, sulle quali poggiano poche ed essenziali forme, in ceramica, ulteriori rielaborazioni sul tema della testa, giocato però in una chiave ai limiti dell’astrazione. Non c’è più il racconto, qui, ma la stupefatta presa di coscienza di uno spazio infinito e uniforme, che viene reso vivo e palpitante da queste presenze, pianeti di un cosmo immaginario. […] si tratta d’una mostra inventata tra cielo e terra, costruita su un’idea di sospensione del tempo, tale da indurre lo spettatore a passare continuamente da uno stato contemplativo a uno di divertita partecipazione alle vicende suggerite dalle forme messe in gioco”.

Nel 2001 non manca la presenza di Raspanti a importanti rassegne, come “Figure del ’900. 2 – Oltre l’Accademia” a Bologna, così come nell’anno successivo. Nel 2002 infatti partecipa a eventi collettivi quali “Cento teste per Giovanni Macchia. La ragione degli artisti emiliani” a Gombola di Polinago (Mo), dove sono chiamati artisti di ambito emiliano che abbiano trattato, in diverso modo, il tema della testa e del volto; oppure “En plein air dopo Duchamp”, al Museo d’Arte delle generazioni italiane del ’900 “G. Bargellini” a Pieve di Cento (Bo), in cui il curatore, Valerio Dehò, riunisce “uno stretto drappello di artisti dallo sguardo moderno e pertanto innovativo, le cui opere aiuteranno appunto a far ‘aprire’ gli occhi sul paesaggio dopo Duchamp”; o ancora “Europa e il suo mito”, evento tematico allestito a Bologna in Sala Borsa.

Nel 2003 si registrano altre presenze, come quella alla mostra “Lo sguardo dell’albatro. Nove scultori al castello” organizzata al Castello di Frontone (Pu) o all’evento “Ragione narrativa e meraviglia ovvero l’altra metà dell’arte” inaugurato al Centro Culturale le Cappuccine a Bagnacavallo (Ra), curato da Pietro Bellasi, in cui gli autori hanno il compito di elaborare il tema della capacità di meravigliarsi, immaginare e inventare storie. Si tratta di un tema sicuramente vicino alla poetica di Raspanti, così come emerge dalle opere esposte anche nella personale intitolata “Agli Dei”, che si tiene nello stesso anno nelle gallerie Artealcontrario e 42 Contemporaneo a Modena. Scrive Marco Mango, curatore insieme a Maura Pozzati: “Poche persone riescono a praticare i propri sogni; l’arte è un territorio ideale per dialogare con l’inconscio, ma non tutti gli artisti si lasciano completamente attraversare da questa volontà. Bisogna avere una profonda vocazione religiosa nei confronti della vita per lasciarsi svuotare e attraversare dalle cose più intime.

Bruno Raspanti ha questo germe dell’arte, è un segno, qualcosa che non si spiega, ma le opere sì, loro si lasciano abitare dai nostri sguardi e pensieri e riflettono su di noi i sogni che le hanno create. […] Bruno Raspanti semina i suoi pensieri per poi riversare il raccolto in un racconto, dove l’amore per l’arte e quello per la vita lasciano reciprocamente il passo ad una sintesi di pittura e scultura che porta ad una dimensione quasi letteraria, favolosa”.

Nel 2004 a Bologna, oltre a comparire in manifestazioni collettive, come “25 artisti per l’Europa”, riceve un ambìto riconoscimento come il “Premio internazionale di pittura scultura e arte elettronica Guglielmo Marconi” per la Scultura, occasione che gli permette anche di esporre un’ampia personale presso il Circolo artistico della città. “Le sculture proposte al Circolo artistico”, annota Franco Basile sulle pagine del Resto del Carlino, “appartengono al tracciato che dal 1966 porta all’oggi, una linea breve, dunque, ma che potrebbe avere indici allungabili quanto si vuole, perché dettati dall’effetto chimerico che Raspanti registra da sempre. C’è voglia di leggerezza nelle composizioni dello scultore bolognese, il cui esercizio pare svolgersi secondo un intento rivolto al sorriso”. Anche Claudio Cerritelli, nel testo a catalogo, apre lo sguardo all’intera opera dell’artista per coglierne i tratti salienti: “Solitario e introverso come un sognatore che fa sognare, Raspanti è tra gli scultori della sua generazione il meno generazionale possibile, rivolto più agli umori dell’antico che ai rumori dell’attualità. […] La scultura di Raspanti è un invito alla possibilità di provare stupore di fronte allo spazio instabile delle cose, dei pensieri e dei gesti che si concretizzano nel vuoto dello spazio, come se fossero ogni volta sul punto di sparire per lasciare il posto ad altre insinuazioni. […] Sogni di terra, sogni d’aria, sogni di luce colorata sono quelli tangibili nella materia preferita da Raspanti, la terracotta modellata e modulata secondo differenti vibrazioni, pacate armonie ed equilibri sottili che vanno verso l’incantesimo della visione plastica”.