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Insegnamento in accademia, fiori-zolle 1975

Continua l’attività espositiva sia per quanto riguarda le opere incisorie che quelle scultoree.

Nel 1975 si registrano due personali in Veneto, a Padova, presso la Galleria Studio d’Arte Eremitani, e a Verona, presso la Galleria La Quaglia.

Nel 1976 Giuseppe Nobili seleziona i suoi lavori per una collettiva presso la Galleria Padania, a Reggiolo, nella quale propone “artisti validi, inseriti nel vivo della cultura attuale. Che già hanno raggiunto dei risultati, ma val la pena di tenere d’occhio perché ancora sulla curva ascensionale della loro evoluzione”10.

La stessa città emiliana ospita, nel 1977, un evento intitolato “Scultura a Reggiolo” nel quale Raspanti partecipa con artisti di ampia notorietà, così come avviene, nello stesso anno, con la mostra “Artisti bolognesi” a Torino presso il Teatro Gobetti.

Nello stesso anno gli viene offerta la cattedra di Tecniche di Fonderia presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, ruolo che ricoprirà fino al 1995, diventando altresì accademico effettivo della classe di Scultura dell’Accademia Clementina.

Nell’anno successivo, in occasione della pubblicazione di una cartella di incisioni intitolata Scriba, Adriano Baccilieri, nello scritto di presentazione, coglie l’occasione per affermare che Bruno Raspanti è un “moderno scriba che registra con occhio apparentemente impersonale gli eventi della vita e il tempo che trascorre. Non più la voce di qualche tempo fa, intenta a dire di pasti e masticazioni sospese a metà o di stele e monumenti di memoria neoclassica tradotti in pura suggestione formale dall’uso estetizzante del vetro e dei suoi frammenti, come per ridurre ironicamente il disgustoso e funereo ad aspetti gradevoli. Il momento graffiante, implicito in quei lavori, cede al desiderio di ripiegare su se stessi, di riandare al ricordo staccandosi dalla tensione della vita quotidiana, di recuperare il tempo delle emozioni bruciato troppo in fretta; quel tempo che fa pregnante il pensiero che l’ha trascorso, che rivendica il suo diritto di alterazione della realtà e ne consente a chi l’abbia vissuto una personale appropriazione; […] Questo sembrano dirci, con tono confidente e un po’ disilluso, i fogli di Raspanti: l’ironia, la critica agro-dolce che trapelava dalle tavole parcamente apparecchiate nelle composizioni di qualche anno fa sembra ora allentarsi; la ‘minestra’ di Raspanti avrà magari il solito gusto (tiepido, familiare, consueto) ma talvolta – l’artista ci induce ad ammetterlo – cucchiaio dopo cucchiaio è piacevole riassaporarla”.